Ci sono luoghi dell'entroterra siciliano dove il tempo sembra seguire ancora il ritmo della terra.
Territori segnati dallo spopolamento e dalle trasformazioni economiche e sociali, dove la presenza umana continua a manifestarsi attraverso gesti quotidiani, pratiche agricole e forme di vita che mantengono un legame profondo con il paesaggio. Qui vivono ancora piccoli allevatori e contadini che, attraverso il loro lavoro, custodiscono una relazione essenziale con il territorio e con gli esseri viventi che lo abitano.
La Sicilia che racconto non è quella delle cartoline. È una terra fatta di attese, di luce che scivola lenta sulle colline, di silenzi che parlano.
Mi muovo tra campagne brulle e campi ordinati, tra ruderi solitari e alberi piegati dal vento.
Ogni scatto è un frammento di memoria, un respiro antico che torna a vivere nel presente.
Questo progetto nasce da un legame profondo, viscerale, con la mia isola.
Non ho voluto costruire nulla: ho solo osservato, aspettato, accolto. E restituito, in fotografia, quello che la Sicilia rurale ha voluto mostrarmi.
Attraverso queste immagini cerco una dimensione lenta e reale dell’esperienza: il contatto con la natura, la luce del tramonto, il tempo della contemplazione.
Alcuni di questi luoghi custodiscono anche memorie personali e affetti invisibili, ma il centro del lavoro rimane il legame profondo con la terra come spazio di riconnessione interiore.
In un mondo sempre più mediato dagli schermi, questi paesaggi rappresentano per me un ritorno all’essenziale, una diversa esperienza dell'abitare.
Le immagini raccontano archetipi che attraversano il tempo senza perdere il proprio significato: il lavoro della terra, il cammino, la cura, la coesistenza tra uomo e natura, il senso di appartenenza a un luogo.
Tracce di una memoria collettiva che continua a trasformarsi, generando nuove forme di relazione tra comunità, territorio e paesaggio.